Davide Bottiglieri risponde all’intervista di Maria Capasso

Ho iniziato a vivere il mondo della scrittura partendo, come molti, dalla lettura. È stato come coltivare un rapporto con un’amica o un partner. Quando mi ci sono approcciato ero molto giovane, pertanto anche il mio modo di relazionarmi alla lettura era immaturo, coerente con la mia età. Mi approssimavo solo a ciò che mi piaceva, non approfondivo i testi che non incontravano i miei gusti, abbandonavo subito l’analisi di volumi che trovavo “poco interessanti”. Con il tempo ho imparato ad approcciarmi alla lettura, e all’arte in generale, con occhi diversi, non con lo spirito di chi si vuole solo intrattenere, ma con l’animo di chi vuole conoscere, capire. Il cambio di prospettiva ha ribaltato anche l’origine del legame che si crea con l’artista: se prima, seguendo un algoritmo inculcato dal metodo scolastico, mi avvicinavo prima all’autore e poi all’opera, dopo ho cercato di conoscere la persona attraverso le pagine scritte. Ne cerco di svelare le sfumature, ne sondo la sensibilità, mi immagino anche il tono di voce, come se la storia me la raccontasse lui. Così per tutte le forme d’arte. Mi metto nella condizione di ascoltare, di imparare. In questo modo il mio rapporto con l’arte è diventato simbiotico, genuino.

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